martedì 7 novembre 2017

Mondo Creativo




Fra pochi giorni ci sarà la Fiera del Mondo Creativo a Bologna ed io sono super emozionata perché quest'anno, oltre che lasciarmi andare allo shopping compulsivo (a cui non resisterò, lo so) ho deciso di iscrivermi ad alcuni corsi ed oggi mi sono finalmente prenotata per ben 4 corsi, che riempiranno la mia giornata di esperienze e di contatti..

Non vedo l'ora di esserci e non vedo l'ora di imparare e di poter condividere i piccoli grandi frutti di questa esperienza!


lunedì 14 agosto 2017

Ti regalo una stella



Le nostre vacanze sono finite, ma ci portiamo nel cuore tanti momenti di vita ricchi di condivisione!

Questa estate poi è stata davvero particolare, perché ha portato con sé, oltre a tanta gioia e bellezza, anche dei momenti di difficoltà decisamente intensi; e proprio nelle difficoltà ho compreso il valore che puó assumere il gesto del comprare una stella.

All'inizio, quando etoilez mi ha offerto in regalo una stella, mi è sembrata subito una cosa carinissima, ma che poi, tutto sommato, finiva lì, soddisfando un vezzo, o poco più. Poi peró, mio malgrado abbiamo incontrato delle esperienze (che non posso descrive perché sono troppo private per poterne parlare e che toccano la sfera personale di altre persone) che mi hanno fatto piombare in un cupo dolore, di quelli che non riesci proprio ad accettare e che l'unica cosa che vorresti fare è poter riavvolgere il nastro e tornare indietro nel tempo.

Ma questo si sa, non è possibile...

Quando un vuoto ti raggiunge nulla di concreto può riempirlo, ma qualcosa di fortemente simbolico, legato a un desiderio (che porta lo sguardo in alto, verso un cielo a cui sempre si può parlare, rivolgendogli la propria più profonda intimità) può aiutarti ad ascoltare profondamente te stesso e a trovare una parte in te di quel mondo che ti è stato sottratto.

Desiderio viene da "de sidere":  termine che deriva dal latino e risulta composto dalla preposizione "de" che in latino ha sempre un'accezione negativa e dal termine "sidus" che significa, letteralmente, stella.
Desiderare significa, quindi, letteralmente "avvertire la mancanza delle stelle", e quindi è inteso come il sentimento di ricerca appassionata.

E così, in queste sere d'estate, guardare il cielo, cercando la nostra stella, ha un senso ancora più profondo, di una bellezza senza tempo, perché nel cielo, posso trovare ciò vive nel mio intimo, e posso ringraziare per quel vuoto, che porterà ricchezza col tempo, e sempre resterà, al di là di me e di tutti noi, come un piccolo pezzo delle nostre esistenze.



E una stella può essere anche un regalo per riempire un pieno, invece che un vuoto, e allora noi la nostra stella l'abbiamo donata alla nostra piccola stellina, per ricordare il suo battesimo, perché quale regalo più bello ci può essere che il donare un riferimento nel cielo, che sempre perdurerà nei nostri cuori?


venerdì 28 aprile 2017

una nota mentale




Volevo scrivere questa nota mentale perché... per cercare di spiegare come mai Mamma di Cuori è diventata da un diario di esperienze di una mamma ad uno spazio di cucito creativo.
E il motivo, semplicemente è che, si sono creati un tempo e uno spazio liberi, nell'arco degli ultimi anni, e questo tempo e questo spazio si sono liberati un po' per una fisiologica "distanza" dai primi totalizzanti anni in cui si è madre (anche perché la mia bambina è sempre più autonoma e più grande), ma anche perché si sono sciolti dei nodi, perché questo atto creativo di essere mamma, per me è stato proprio anche una forma di guarigione (mi sono conosciuta di più). 
E quindi ho ritrovato una passione per un'attività creativa, che per me è un'attività nuova, che non avevo mai fatto, che è il cucito, ma che mi sta dando la possibilità di esprimermi molto, quindi mi sta facendo sentire bene nel farlo, e anche se questo è un cambio di argomento, mi sembrava bello poter condividere con lo stesso pezzetto di mondo con cui avevo condiviso i post precedenti sulle esperienze da mamma, perché per me fano parte dello stesso processo creativo.





Detto questo, sto imparando a cucire, sono proprio alle prime armi, ma mi appassiona così tanto, che non farei altro dalla mattina alla sera.


mercoledì 12 ottobre 2016

... dall'aspettativa all'attesa

Ricomincio da qui, da un pensiero di getto, che non voglio nemmeno a stare troppo a "comporre", ma che voglio segnarmi, perché è solo ciò che emerge dalla superficie dell'acqua che salta agli occhi.

Nella mia vita in questo momento c'è spazio, il tempo dell'essere mamma con tutta me stessa è già passato, sempre di più mi rendo conto che la vita che ho dato alla luce è altro da me, che ha una dimensione propria, che sempre più va verso una forma di autonomia, e che un giorno aprirò gli occhi e lei mi chiederà le chiavi di casa, ritarderà sull'orario concordato e sbufferà quando tenterò di sgridarla.

Certo, lo so, adesso ha appena 6 anni (anzi, nemmeno ancora compiuti) ma sempre più mi è chiaro che la direzione è quella, e che io posso e devo cercare una dimensione mia, che vada a riequilibrare questa nostra relazione.

Ora, l'osservazione è questa: nel cercare questa mia nuova personalissima dimensione, mi sono accorta a un certo punto che stavo vivendo in uno stato di perenne aspettativa, in cui mancava totalmente la disponibilità a cogliere le cose, perché tutto ciò che vivevo era intriso di una proiezione immaginativa, che non lasciava spazio all'ascolto; e quindi mi sono chiesta uno spostamento, dall'aspettativa all'attesa.

Sembra un gioco di parole, ma non lo è, è proprio uno stato interiore diverso: nell'attesa c'è osservazione, c'è spazio per comprendere e per imparare da ciò che si vede. Non è che nell'attesa manchino le ansie, o i facili scivoloni verso l'aspettativa, ma anche quelli diventano, con il richiamo all'attesa, una fonte di osservazione, da cui ripartire per capire, per capirsi, per rilanciare, per imparare dagli errori.

giovedì 30 giugno 2016

ops... mi è tornata la voglia di scrivere!!!

Si, perché a volte riesco a mettere in fila i pensieri e mi accorgo che se condivido questi momenti di chiarezza acquisiscono profondità, se li scrivo si ordinano ancora di più e se poi li posso andare a rileggere diventano come i sassolini di Pollicino, e mi indicano la strada...



venerdì 28 febbraio 2014

parole, parole, parole!!!






Qualche tempo fa parlando con la Fagottona (che ora ha 3 anni) le raccontavo le sue prime "parole" e le ho detto che per dire acqua diceva "ta" e lei mi ha detto "no mamma, dicevo tazza"!!! 
Ed ecco che mi ha dimostrato che davvero ogni loro suono ha un senso!


L'altro giorno invece mi ha sorpresa con questo dialogo:
Io: "cosa stavi facendo di nascosto?"
Lei: "la cera"
Io: "ah, ma la stavi mangiando?"
Lei: "no mamma, bricioline"
Io: "ma lo sai che a me non mi piace tanto che tu faccia le bricioline?"
Lei: "eh mamma... Ma tu non mi vedevi!"

Di certo anche qui non fa una piega ;)

Bene, detto questo, credo che chiuderò il blog, o almeno, è molto probabile che ciò accada... Scusatemi se me ne esco così, senza capo né coda, ma è già da qualche mese che mi sento un po' in crisi, stretta tra il senso di dover esserci e la poca motivazione... faccio fatica a restare collegata agli altri blog, che ho sempre seguito con passione, ed anche quando desidero troppo condividere qualcosa ci metto una vita a decidermi a farlo.
Forse non mi è più chiaro perché scrivo, e probabilmente è anche un po' normale che ciò accada: ciò che non cresce, deperisce...

Forse sono solo parole, parole, parole... ma sento che sto un po' perdendo il senso e non posso pensare di fare oltre.

Tra l'altro a dire il vero nella mia vita stanno accadendo cose belle ed importanti, che non so se si concretizzeranno facilmente, ma almeno nascono dei progetti, idee e desideri che, da dopo la nascita della mia piccolina si erano come fatti da parte, per lasciare il posto alla maternità bellissima.

Quindi non lo so, per ora mi fermo qui, ed anche se non escludo di tornarci in futuro, sento comunque di aver bisogno di mettere un piccolo punto, per non lasciare che tutte queste parole sfumino in un meraviglioso nulla.

Un abbraccio e un grazie forte a tutti coloro che sono stati a trovarmi su queste pagine!

lunedì 24 febbraio 2014

una questione di tempo


In questi giorni spesso mi ritrovo a riflettere su questo: è tutta una questione di tempo (lo so) e non parlo del tempo esteriore, quello che viene dettato dalla società, dalle abitudini e dalle cose da fare, ma parlo del tempo interiore, quello che mia figlia da quando è nata sta cercando (senza saperlo) di insegnarmi.

Un esempio classico è questo: dobbiamo uscire, entro le 9 massimo dobbiamo assolutamente essere fuori di casa sennò non arriviamo in tempo al nido e lei, mentre io le infilo a forza giacca e scarpe, mi salta addosso per giocare, si gira a fare altro, decide che assolutamente senza quella determinata cosa (che non ho idea di dove possa essere) lei non può uscire di casa.

Ed io? Io sclero!!! Ebbene si, io che parto già da uno stato d'ansia perché le cose da fare sono sempre più di quelle che il tempo ci concede, invece che "essere lì con lei qui ed ora", grido come il Bianconiglio impazzito: "è tardi! è tardi!".
Risultato: io mi stresso e la stresso, lei comunque non capisce, e ovviamente continua a non collaborare.

Insomma, ma come si fa a far quadrare il cerchio?
Come è possibile far si che lei capisca le esigenze del mio tempo ed io accetti e soddisfi il suo?

Perché alla fine lo so che comunque di solito l'ho vinta io, ma in tutto questo strattonarsi l'un l'altra nel proprio mondo sto cercando di vedere dov'è l'aspetto educativo ed invece vedo solo un gran condizionamento da parte mia.

Mi spiego meglio, altro esempio sul sonno: un bambino educato con metodo Estivill probabilmente sarà un bambino che dorme tutta la notte di fila, non disturba i genitori, ed anche quando è malato se ne sta buono buono nel suo lettino... certo, poi forse sarà anche un bambino sfiduciato, con difficoltà a comunicare e a fidarsi del mondo, ma questo si vedrà solo in futuro forse, e probabilmente visto che siamo immersi nella società dell'efficienza, forse non si noterà nemmeno poi così tanto la differenza.
Un bambino così, però, così ben ammaestrato in relazione al sonno, non avrà raggiunto la sua autonomia perché ha sviluppato una consapevolezza di sé, ma semplicemente sarà il frutto di un condizionamento efficace.
E l'educazione al sonno invece cos'è?
Come possiamo riuscire a rinunciare almeno in parte ai nostri bisogni ed affidarci al tempo ed ai bisogni dei nostri figli?

Non dormo bene da un mese e mezzo ormai: LuciaEva è felice di avere la sua stanza, ma lei (che non è mai stata una dormigliona) in questo passaggio di autonomia ha ancora più bisogno della mia presenza e ogni volta che si sveglia mi chiama... risultato, io faccio avanti e indietro in media 4 o 5 volte a notte. Ma sono felice così, sono felice che lei sappia che ogni volta che ha bisogno di me io ci sono e che la gioia più grande per me è essere lì per lei.

La stessa cosa vale per le cose da fare: le cose da fare ci sono, sono tante e richiedono un giusto grado di efficacia, ma per una volta posso anche cercare di individuare un tempo un po' più interiore, meno condizionato e condizionante e fregarmene di tutto, perché questo momento con mia figlia, che vuole abbracciarmi e saltarmi addosso invece che infilarsi la giacca, nessuno me lo ridarà indietro e soprattutto nessuno lo renderà a lei.

E tutto sommato, se io sono l'adulto e lei il bambino, non è trasmettendole l'ansia del tempo che le dono un modello positivo a cui affidarsi, ma è mostrandole che posso contenere sia il mio tempo che il suo, posso mediare e armonizzare sia le mie esigenze che le sue, posso essere sia mamma che donna e lasciarle a lei lo spazio sia per dipendere da noi che per sviluppare autonomia ed indipendenza, nel pieno rispetto dei suoi tempi e modi.

giovedì 20 febbraio 2014

piccola intervista...



Tre mesi fa mi è arrivata la mail di Simona, che aveva da poco lanciato il portale CiaoMamme... Simona è una mamma blogger del sito "una mamma in più", che ha avuto questa generosissima idea di dedicare una sezione del sito Ciao Mamme alle mamme blogger, una sezione in cui ci presenta alle sue lettrici con una breve intervista.

Le ho subito risposto con entusiasmo di si, poi mi sono dimenticata a lungo di rispondere (scusami Simona, manco fossi una super manager di una multinazionale), e quando poi mi sono ricordata in un solo mese (sono lenta, lo so!) sono riuscita a passare dalle parole ai fatti!

Ecco ora (ovvero due settimane fa.. l'ho detto, sono lenta!) Simona ha pubblicato la mia intervista e, non ci crederete, ma solo oggi mi sono ricordata di farne un post sul blog (insomma, è un periodo complesso, ed il blog ne risente).

Volevo quindi ringraziare di cuore Simona, e poi invitarvi a leggere il suo blog ed il suo sito (i link sono sopra), oltre che, naturalmente, la mia intervista, che trovate qui.


martedì 4 febbraio 2014

le lettere smerigliate

A un certo punto, ero così affascinata dalle lettere smerigliate, che ho pensato di prenderle alla mia bimba...

Inizialmente il suo interesse è stato pari a zero, quindi io non l'ho assolutamente forzata, ed ho semplicemente lasciato che questo strumento rimanesse a sua disposizione su uno scaffale. Poi lei ha iniziato a giocarci a modo suo (cosa che le ho lasciato assolutamente fare) e quando mi sono accorta che potevo "inserirmi" ho iniziato a mostrargliele.


Da una volta all'altra sono passati giorni (a volte anche mesi!) finché non mi è sembrato che il suo interesse e la familiarità verso l'oggetto divenissero maggiori.

Le lettere restano a sua disposizione, e quando lei desidera giocarci le prendiamo, non voglio ottenere nulla di speciale dalla mia bambina, ma semplicemente mettere a disposizione per lei degli oggetti che la sostengano nei suoi interessi e nelle sue passioni, permettendole di affinare le sue abilità e competenze.

Qui sotto vi riporto i miei appunti sulla lezione che ho ricevuto, sperando possano essere utili a chi ne è interessato.

Lo studio delle lettere per la Montessori inizia dai 3 anni e mezzo e parte con le vocali, che vengono usate per prime perché hanno un suono puro, mentre le consonanti devono essere accostate ad una vocale per  avere un suono buono da poter sentire.

Posso presentare l'attività mostrando la prima vocale: con la mano sinistra tengo ferma la lettera e con due dita della mano destra (indice e medio) la percorro seguendo il medesimo movimento che farei per scriverla e pronunciandone il nome (ovvero emettendo il suo suono); prendo  poi una seconda lettera e ripeto l'esercizio.

A questo punto eseguo la lezione dei tre tempi (di cui ho parlato qui), ovvero, dopo aver definito il nome corretto di entrambe le lettere, chiedo al bambino di porgermene prima una e poi l'altra e successivamente le mischio e chiedo "come si chiama questa? e questa?".

Dopo qualche giorno ripresento le stesse lettere.
Ogni volta posso presentare tre lettere alla volta, finché sono conosciute e quando ne aggiungo una nuova tolgo la prima che gli avevo mostrato, tenendone sempre due che conosce.

Dopo aver studiato le vocali posso passare alle consonanti, e dopo un paio di mesi che ho presentato le lettere posso associare consonanti e vocali.

Studiando le lettere con i nostri bimbi scopriremo che non è necessario che gliele insegniamo tutte, dopo averne viste una decina loro iniziano ad apprenderle da soli.

P.S.
Nell'immagine che potete vedere stiamo studiando contemporaneamente il corsivo e lo stampatello, questa è stata una mia scelta (di prendere entrambi i caratteri), ed il fatto di presentarle insieme mi è stato suggerito dalla straordinaria donna che mi ha mostrato come usarle.

giovedì 23 gennaio 2014

tempo di crescita

Continuano ad accadere cose importanti, preziose, vicine e lontane!



Il 16 gennaio la mia cucciola ha compiuto tre anni ed il 12 ha iniziato a dormire nella sua stanzetta: ad un anno esatto dalla fine dell'allattamento un nuovo ciclo si è chiuso e maggiori spazi (interiori ed esteriori) si sono affacciati alla nostra vita... quando si dice la ricorrenza!!!

Ma la riflessione che volevo portare era un'altra: qualche giorno prima di preparare la sua stanza (lettino ancora da comprare e studio da sgomberare) stavo parlando con una mia cara amica delle sue paure e del fatto che volevo iniziare a farle la sua stanza e lei, come è logico pensare mi ha detto "ma proprio adesso che è così scossa forse non è il momento, no?".
Si, è vero ho pensato io, ma poi mi son detta: e se fosse invece proprio il momento giusto?
Il momento di darle la possibilità di misurarsi con le sue forze, di dimostrarle una fondata fiducia delle sue capacità e di credere in lei?

Naturalmente nel prepararle il suo spazio io non mi aspettavo che da subito ci dormisse e invece, la notte stessa l'ha voluta passare lì.
Ed altrettanto naturalmente devo dire che sono risvegliati i numerosi risvegli notturni, con mia conseguente perdita totale di sonno :/ visto che passo buona parte della notte avanti e indietro da quella bianca poltrona.

Insomma, volevo dire che tutto questo va bene, anche se io sembro uno zombie e tutti non fanno altro che dirmi "ti vedo stanca", anche se nella prima settimana ha bagnato il letto 4 volte, ed anche se era così bello prima dormire tutti insieme, che adesso ancora io stessa mi devo abituare a non essere più presa a calci dai suoi piedini da bisonte per tutta la notte.

Tutto va bene perché grazie a tutto questo sto imprando che rilanciare (con la giusta cura e sensibilità al non fare strappi dolorosi al forte muscolo dell'emozione), proprio quando vorresti chiuderti a riccio, spesso è la vera occasione per superare quella cosa che sembra così grande e così difficile da affrontare.

Rilanciare ti permette di accedere a nuove infinite risorse interiori, ti permette di vederti nuovo ed in questo rinnovato sguardo di dona la possibilità di trovare soluzioni geniali, vere e proprie vie diagonali che ti insegnano a gestire le cose.




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