sabato 16 giugno 2012

addio pannolino

In questi giorni è davvero troppo caldo per stare con il pannolino e così, anche se Lucia Eva ha solo 17 mesi (e si dice che prima dei 18 è impossibile che ci sia già il controllo degli sfinteri) ho deciso che proviamo a dire addio al pannolino, almeno quando siamo in casa, di giorno.
Ci siamo quindi riforniti di una quindicina di mutandine e di un vasino che abbiamo messo in bagno, a fianco del water.
Ogni due ore circa (anche un po’ prima) andiamo in bagno, con un bel libro fra i suoi preferiti e ci sediamo sul vasino.

Una settimana fa la prima sorpresa, devo andare in bagno, le chiedo se vuol venire a fare la pipì con me, mi dice di si, ci sediamo entrambe al nostro posto ed io inizio a raccontarle una storia, dopo poco fa un’espressione particolare: ha fatto la pipì nel vasino!
Restiamo ancora un po’ lì, io continuo a raccontare e lei… incredibile: ha fatto anche la cacca!!!
La mia gioia, mista a sorpresa, orgoglio, eccitazione è stata enorme!

Da allora ho preso fiducia, sta tutto il giorno senza pannolino, molte pipì finiscono nel vasino, altre a terra, ma non è un problema… tra l’altro è bellissimo, quando la fa addosso dopo mi chiama gridando: “Mammma!!! Pipì, pipì!!!”.

Non ho fretta o aspettative particolari, è solo una gioia vedere che questo allenamento, misto alla sviluppo naturale delle sue funzioni, la porta a evolvere e a conquistare nuove capacità; e soprattutto è bellissimo vedere quanto lei è felice di apprendere questo nuovo gioco che è crescere.



Potete approfondire l'argomento leggendo il libro Via il pannolino. Come dare l'addio al pannolino in una prospettiva educativa, etica, ed ecologica di Elena Dal Prà

giovedì 14 giugno 2012

Doman 4 dummies



Durante la gravidanza mi sono documentata su cosa avrei potuto fare con la piccola che stava per arrivare e mi sono trovata a leggere molto sul metodo Doman.
Devo dire che nei fatti ho svolto le sue indicazioni in modo un po’ informale e senza una costanza (o un accanimento!) molto accentuati, ma credo che quel poco che ho fatto sia stato preziosissimo per la mia piccola e quindi vorrei condividerlo.
La prima importantissima cosa che ho imparato grazie a Doman è che i bimbi, fin da piccolissimi, per sviluppare le loro potenzialità devono poter stare sul pavimento a pancia in giù.
In particolar modo Doman propone lo striscio, che permette ai piccoli di sfruttare il movimento involontario di gambe e braccia per iniziare a muoversi in modo sempre più consapevole e determinato.
Questa posizione inoltre sviluppa e rafforza i muscoli del collo e della schiena.




La scacchiera: appena nati i bimbi non vedono molto, quindi è importantissimo per loro poter poggiare lo sguardo su immagini che siano fortemente contrastate, in bianco e nero, dai bordi ben delineati.
Per Lucia Eva abbiamo costruito una scacchiera seguendo le sue indicazioni e poi ne abbiamo fatte un paio (molto più easy) prendendo della carta adesiva a scacchi da Leroy Merlin ed incollandola su una base di cartoncino. In questo modo nostra figlia aveva una piccola scacchiera portatile da guardare ogni tanto ed una fissa, che abbiamo posizionato al fianco del fasciatoio e che ha osservato moltissimo, con grande interesse, ad ogni cambio di pannolino.

Nel tempo, quando il bianco e nero erano diventati ormai poco interessanti perché la sua visione era sempre più abile a distinguere i colori e i dettagli ho deciso di trasformare la scacchiera in una base e di creare un quadro.
Ho usato dei bellissimi adesivi della Djeco, e questo è il risultato.




Doman propone molto altro, una delle attività più belle sono gli esercizi dell’equilibrio, che a tutto dire sono poi fatti sia dai giochi che molti amano fare con i loro bimbi, che da altri esercizi molto interessanti e stimolanti (sia per la mamma che per il bimbo).


foto di Elisabetta Cociani


Potete trovare tutto nelle sue pubblicazioni, personalmente alcune cose le ho trovate un po’ estreme per come sono fatta io, ma questo non mi ha impedito di apprezzare moltissimo tutto ciò in cui invece risuonavo!


lunedì 4 giugno 2012

fascia portabebé



Che magia è stata per noi la fascia porta bebè! Nei primi mesi di vita della mia piccolina l’ho usata moltissimo ed è stato molto piacevole ed utile per entrambe.
Appena nati i bambini passano da uno spazio protetto in cui si sentono contenuti, appagati e soddisfatti in ogni loro esigenza, ad un mondo grande, freddo, dove le luci e i suoni sono forti e invadenti (all’interno dell’utero il feto vive avvolto dal liquido amniotico, che ha una temperatura costante di 37 gradi).
All’inizio abbiamo tenuto Lucia Eva molto stretta a noi, era inverno, l’avvolgevamo in una copertina e la tenevamo a contatto con il nostro corpo per moltissimo tempo. I primi 10 giorni è stata sempre con noi, poi con il passare dei giorni abbiamo iniziato a regalarle e a regalarci momenti sempre maggiori di autonomia.




Il passeggino l’ho preso quando lei aveva 5 mesi, col senno di poi mi dico che ho aspettato troppo, non è stato semplice abituarla a questo nuovo mezzo di trasporto.
Fino ad allora abbiamo usato sempre moltissimo la fascia porta bebè e il marsupio. Oltre ad essere molto pratici negli spostamenti (potevo prendere treni, autobus e camminare dove volevo) ci assicuravano ed assicuravano alla cucciola una speciale serenità.

Portare i bambini addosso è un modo pratico e naturale di muoversi in due, soprattutto quando sono così piccoli e ancora non si muovono autonomamente.
Per la nostra esperienza è stata una grande ricchezza, il contatto continuo dava serenità alla piccola e noi ci sentivamo molto più liberi che non se avessimo dovuto portarci appresso una carrozzina.


venerdì 1 giugno 2012

gravidanza e parto naturale




Ho avuto la possibilità di passare buona parte della gravidanza senza lavorare e voglio dire che è stata una benedizione: ho potuto leggere molto sull’argomento, ho potuto fare quello che mi piaceva e che mi dava gioia, ho potuto riposarmi, dedicarmi a me stessa ed alla bimba che stava arrivando.

Quando, due settimane prima del termine, mi si sono rotte le acque ero pronta, ed anche se avevo un giusto grado di paura c’era in me una buona disponibilità a lasciarsi trasformare.
Il travaglio è stato bello, intenso e sofferente: abbiamo deciso di partorire a Carpi, luogo in cui il parto naturale è un valore ben chiaro alle ostetriche e a tutto lo staff.
Il dolore è stato un mezzo di trasformazione importantissimo e grazie al training autogeno che avevo praticato nei mesi prima, ho saputo rilassarmi molto bene nelle pause ed associarmi pensieri così alti e così positivi, che nel momento in cui arrivava (la devastazione di) un dolore insopportabile ho potuto accoglierlo e lasciare che mi invadesse come un amico.

La tentazione di fuggire da quelle sensazioni era forte, ricordo distintamente un momento, poco prima della dilatazione completa, in cui mi sono detta “ecco perché fanno l’epidurale… se me la offrissero ora l’accetterei subito!”.
Per fortuna l’epidurale non era prevista, né contemplata in quel posto.

Il travaglio è stato per me come un lungo viaggio in un luogo nuovo, in cui ho potuto sperimentare tre cose, di cui mi ha spesso parlato una persona speciale, che in questa occassione ho compreso profondamente e che mi sento di regalare e consigliare a tutte le future mamme:
  • ·  Goditela – qualsiasi cosa accada quello è un momento di miracolosa gioia.
  • ·  Resistere e arrendersi – resistere al bisogno di fuggire dal dolore e arrendersi alla forza della trasformazione, che come un’onda ti pervade completamente, lasciandoti priva di riferimenti esteriori e donandoti una miracolosa capacità, quella di andare oltre te stessa.
  • ·   Resta qui – che, come mi diceva sempre una persona speciale, è vivere la magia del presente.

Consiglio, per questo argomento la lettura di due libri:

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