giovedì 30 agosto 2012

una settimana a Parigi


E finalmente siamo partiti per questo viaggio di famiglia: la nostra vera vacanza di questa estate!

La prima cosa che impariamo è che visitare una capitale europea con una bimba di un anno e mezzo non è scontato, lei ha i suoi ritmi, le sue necessità, che vanno ascoltate con amore, ma anche noi abbiamo i nostri!

Davanti a noi 5 giorni per armonizzare aspirazioni, desideri e bisogni e viverci questa meravigliosa città!


                             

martedì 28 agosto 2012

a proposito di sonno






Quando ero incinta molti mi dicevano "dormi ora, finché puoi!"... ci credevo e non ci credevo, in ogni caso, pensavo, il sonno non sarebbe stato un problema!
Nei primi mesi di vita di nostra figlia siamo stati fortunati e ben presto Lucia Eva ha iniziato a dormire di notte parecchie ore di seguito.

Poi pian piano, verso il quinto mese, il suo sonno si è trasformato ed ha iniziato a svegliarsi spesso, sempre più spesso: abbiamo avuto alcune notti in cui addirittura si svegliava ogni mezz'ora, per tutta la notte!!!

Eravamo esausti, snervati, preoccupati.
"Saranno i denti? O forse è perchè sta avendo uno scatto di crescita? Magari ha caldo, o freddo, o male al pancino? (una delle più gettonate) ... abbiamo sbagliato qualcosa? etc. etc." 
Insomma, abbiamo ipotizzato di tutto, letto di tutto e provato varie cose, ad eccezione dei metodi che lasciano piangere il bambino, con cui non concordo.

Oggi a distanza di un anno da quella difficile estate la situazione è abbastanza altalenante, in generale va molto meglio, e comunque crescendo il sonno si stabilizza maggiormente, ma diciamo che quando una notte fila completamente liscia ce ne stupiamo!

Dopo aver fatto il pieno di consigli ed aver sperimentato varie tecniche, la cosa più importante che ho capito è che non esiste un metodo universale e che non solo ogni bambino è diverso, ma che anche i momenti sono diversi.
Ho cercato quindi di stare nell'ascolto, di avere fiducia e pazienza: a questa età i bambini cambiano velocemente, è fondamentale quindi non fissarsi sul problema ed avere un atteggiamento proattivo. 

Ecco qui alcuni libri che mi sono stati utili:

Fai la nanna senza lacrime di Elizabeth Pantley
Il mio bambino non mi dorme di Sara Letardi

venerdì 24 agosto 2012

libri per bambini

Guardandomi intorno oggi mi accorgo che siamo letteralmente circondate da libri per bambini. 
Molto spesso si sente parlare di quanto è importante la lettura per i bambini piccoli e fin da piccolissimi (addirittura da quando ancora il cucciolo di sta formando nel pancione), è importante poter leggere loro molto.
Grazie a questa attività i bambini scoprono un mondo di emozioni, iniziano ad incontrare e a nominalizzare pensieri, sentimenti, azioni. Strutturano se stessi e il mondo che li circonda.




È inoltre per loro un importante veicolo per l'apprendimento del linguaggio (è molto utile in questa direzione leggere loro dei libri in rima, che li aiutano a memorizzare le parole), ed è un mezzo dolce e naturale per favorire il rilassamento prima della nanna.
E per noi é anche un piacevole intrattenimento durante la pappa.






Tutti i libri, purchè contengano un messaggio semplice e positivo, sono utili a questo scopo: oltre all'ascolto del testo i bambini amano molto che gli venga descritto ciò che si trova nelle immagini e adorano maneggiare i nostri libri, le nostre riviste.




Vi parlo ora dei libri che più amiamo ultimamente e che ci ritroviamo a leggere così tante volte che alla fine li imparo a memoria!




Della Collana i Bucolotti, Casa Editrice la Coccinella ci siamo appassionate moltissimo a "Il circo dei colori " che ci permette di fare un vero e proprio tuffo nelle emozioni, passando dalla gioia alla sorpresa, dalla magia allo spavento (piccolo!), dalle infinite possibilità dell'immaginazione alla gioia del corpo. 




Sempre in tema di buone sensazioni un altro libro che adoriamo è "Fatine" della Carezzalibri Usborne, mentre sulla scoperta delle emozioni un libro stupendo è Sono triste, sono felice, di Manuela Monari, che ha la capacità di farci fare un viaggio nel pendolo degli stati d'animo, portandoci, grazie agli alti e ai bassi della vita, ad incontrare tutto il mondo che ci è vicino, nella meravigliosa esperienza della relazione.




Ma, i libri sono moltissimi, citarli tutti sarebbe un'impresa... voglio solo consigliare Lupo lupetto, cosa mi metto?, un libro che sembra un gioco montessoriano e che permette al bambino di esercitarsi manualmente con cerniere, bottoni di vario tipo, velcro, etc.

E voi? Quali libri ci consigliate?




grazie!

mercoledì 22 agosto 2012

Baby Einstein



In generale in casa nostra la televisione è sempre spenta quando la piccola è sveglia, noi non siamo grandi amanti di questo strumento e comunque il rumore di fondo sempre attivo (Tv, radio) non aiuta lo sviluppo dell'udito e del linguaggio.
Non siamo nemmeno contrari a questa finestra sul mondo, ma ci rendiamo conto che la selezione delle impressioni che ci raggiungono è importante e ancora di più lo è per una vita così giovane, che pian piano si sta creando la sua mappa del mondo intorno a lei.




Ciò che quindi proponiamo a nostra figlia è la visione di una serie di DVD dei Baby Einstein, il cui elenco completo è disponibile all'indirizzo http://www.disney.it/babyeinstein/products/04-03_videos.shtml

Lei adora i viedo sugli animali, grazie ai quali può incontrare ciò che nella quotidianeità non può vedere, il filmato sui numeri e quello sulle forme geometriche. Ma più di tutto ama guardare Baby Galileo, che le mostra tutte le meraviglie del cielo.

le prime paure



Un paio di mesi fa, all'inizio dell'estate, nostra figlia ha iniziato a manifestare la paura della doccia, in particolare del momento in cui le si bagnava la testa per risciaquare i capelli.
La paura è cresciuta sempre più e nell'arco di pochi bagnetti era diventato impossibile farle uno shampoo: io ero sempre più tesa, cercavo di forzarla, di distrarla, di consolarla, di divertirla, e di volta in volta affrontavo la sua paura alla ricerca di una soluzione, ma mi trovavo a sbattere contro un muro.

Non sapevo più cosa fare, evitavo il più possibile di lavarle il capo, per non dover affrontare quel momento: la sua paura era grande, piangeva tanto da restare senza respiro, mi si aggrappava addosso disperata e faceva di tutto per cercare di uscire dalla vaschetta.

A un certo punto siamo partiti per il mare ed io, con poca sensibilità, ho deciso che l'avremmo lavata senza porci troppi problemi, facevo affidamento sulla frequenza (mi sono detta: se ripetiamo l'azione ogni giorno prima o poi la normalizzerà) e sul fatto che eravamo in un nuovo ambiente (nuove impressioni, nuovi ritmi, nuove abitudini).
È stato un vero fallimento, al ritorno dal mare non voleva nemmeno farsi mettere nella vaschetta, la paura si era estesa a tutta l'esperienza del bagnetto.

Allora mi sono fermata un attimo ed ho cercato di rilassarmi, di farmi raggiungere da una soluzione reale, che mi permettesse di lavarla senza terrorizzarla.
Ho ricominciato tutto daccapo ed ho cercato di interferire il meno possibile, di esserci senza fare nulla: la mettevo nel bagnetto, ma non la lavavo, semplicemente le davo un gioco che la incuriosisse e poi stavo in disparte.

Piano piano ha ripreso confidenza col bagnetto, ha ripreso a gioire dello stare nell'acqua e solo allora ho fatto un nuovo tentativo nel lavarle la testa, partendo da un presupposto diverso: l'obiettivo era ora non farle cadere l'acqua sul viso.
Ho pensato alla spugna, potevo sciaquarla così senza usare troppa acqua.

In poche settimane abbiamo ristrutturato la paura, ora il bagnetto è tornato ad essere un momento di gioia, ed anche se le cade un pó di acqua in più sul viso  non si spaventa.
Grazie a questa esperienza ho compreso che è inutile e dannoso forzare i bambini, che è molto più sensato mettersi nei loro panni, ascoltare i loro tempi, rispettare le loro esigenze.



sabato 4 agosto 2012

scatola del ricordi



E' un'idea semplice, fatta di oggetti che solitamente finiscono buttati, ma è anche un regalo per la vita, qualcosa di prezioso, che conserva i ricordi dei primi pensieri, delle prime emozioni, delle prime cose che accompagnano una nuova esistenza. 




La nostra scatola della memoria contiene i primi abiti che Lucia Eva ha indossato, i bigliettini di auguri che ha ricevuto alla nascita, il fiocco che è stato appeso alla porta di casa, i diari che ho tenuto dal momento in cui ho scoperto di essere incinta e naturalmente (oltre a tanto altro!) anche il test di gravidanza: il primo annuncio di tutto.




Ogni volta che mi capita di aprirla mi emoziono, e a volte mi chiedo come sarà per lei scoprire il suo contenuto, un giorno, quando sarà grande.
E' un modo per raccontarle questo momento così importante della sua vita, con il linguaggio delle cose che hanno vissuto con noi.

In un mondo dove gli oggetti si moltiplicano velocemente e altrettanto velocemente perdono valore, ho voluto cercare di fermare in questo luogo ciò che secondo me racchiudeva un'emozione destinata a perdurare.




mercoledì 1 agosto 2012

una risposta d'amore




L’altro ieri siamo state spettatrici di una brutta esperienza, che mi ha fatto soffrire molto e che ancora continua a farmi riflettere.
Fuori da un negozio di scarpe per bambini, stavamo guardando la vetrina e una mamma è uscita col suo piccolo, che avrà avuto 2 o 3 anni, ed era furente con lui.
L’ha trattato malissimo, usando una violenza e un’aggressività emotiva e fisica che mi ha paralizzato.
Volevo bloccarla, interrompere quella sofferenza, ma non avevo le parole.
L’unica reazione che mi veniva nei suoi confronti era di ostilità.
Ciò che ho fatto invece è stato di cercare di proteggere mia figlia dal nutrirsi di quella scena, cercando di coprirla con il mio corpo e la mia voce.

Dopo poco ce ne siamo andate ed io ho pianto molto. Ho pianto a lungo perché non riuscivo a capire come fosse possibile per una mamma provare così tanta rabbia e rancore verso il proprio cucciolo.
Ho pianto perché scene così sono all’ordine del giorno e passano come normali.
Ho pianto anche perché non avevo saputo fare nulla, in un momento in cui qualcuno aveva bisogno di me.



Ma chi aveva davvero bisogno di me in quel momento?
Be’, naturalmente mia figlia, che andava “protetta” da quel tipo di influenza, e poi aveva bisogno il bimbo, che ha sofferto moltissimo, mentre veniva minacciato e “schiacciato” dalla sua mamma; ma soprattutto ho capito poi che chi più di tutti aveva bisogno di me in quel momento era la madre.
Questa donna così accecata dalla propria sofferenza da non capire che stava solo alimentando altro dolore, altra sofferenza, altra difficoltà.
Tutte le parole che in quel momento mi venivano in mente erano di critica, di attacco, ma col senno di poi ho compreso che avrei potuto provare empatia per quella povera mamma e con una frase tipo “a volte ci fanno proprio arrabbiare, eh?!” provare a spostarla, a neutralizzare quelle emozioni di odio e salvarci tutti quanti da quel momento.
E chissà, forse questo avrebbe messo un piccolo seme di speranza anche in lei.
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