mercoledì 26 settembre 2012

inserimento al nido



disegno (è terribile, lo so) fatto da me per illustrare questo nuovo momento della nostra vita a Lucia Eva...
per fortuna lei apprezza!

E così siamo già ad una decina di giorni d'inserimento al nido della piccola ed è un'esperienza molto forte per noi, che siamo sempre state insieme...  devo dire che la cucciola dimostra una buona capacità di ambientamento, anche se i momenti di crisi (per entrambe) non mancano.

I questi giorni spesso mi sono chiesta come comportarmi e vi condivido ciò che ho osservato funzionare di più.

  • prefigurare l'esperienza con il proprio figlio prima che avvenga
L'ho trovato molto utile, sia per me che per lei, e in particolare è stato buono definirle una semplice procedura, del tipo: arriveremo dai bimbi e da Eleonora e Barabara, la mamma ti abbraccerà e ti saluterà con un bel bacio, giocherai con loro per un paio d'ore, poi mangerete tutti insieme e dopo la mamma tornerà a prenderti. 
  • raccontarci le cose fatte ed accadute
Per noi è servito a radicare la fiducia reciproca nel processo di ambientamento, per ricordarci ciò che di buono è stato vissuto in quei momenti, e seminare un buon proposito per il giorno dopo.
  • utilizzare un linguaggio ricco di riferimenti importanti per il proprio figlio
Ad esempio lei è felice di poter stare con altri bambini, quindi quando ne parliamo io le sottolineo sempre che andremo al nido dai bimbi, che giocherà insieme a loro, che le Dade saranno lì con lei, etc. etc.
  • farle domande
Ho visto che, anche se ancora piccoli, i bambini spesso sono già in grado di definire sentimenti e azioni relative a un luogo, ad una situazione specifica. 
Io le pongo domande semplici, a cui può rispondere con un si o con un no (anche solo annuendo con la testa), nei momenti in cui siamo più calme e rilassate.
Oggi ad esempio le chiedevo se è stata felice di stare con i bimbi e lei annuiva e negava, contemporaneamente alternando il movimento della testa (interessante, no?!); poi le chiedevo se le sono mancata e lei annuiva (sigh!); e ancora le chiedevo se le piacciono le Dade e lei annuiva sorridendo... 
Insomma, mi sembra così bello che lei possa già definire ciò sente, e mi sembra la strada migliore per far si che lei riesca ad elaborare anche la separazione e il dolore.

Termino questo post ringraziando una mamma meravigliosa, (e dolce amica) Silvia, che ieri ha accolto il mio momento di crisi da inserimento, e che mi ha aiutata a mettere ordine in ciò che stavo vivendo, permettendomi anche di comprendere le cose di cui ho appena parlato.

6 commenti:

  1. Ciao Isabella, sono Erica dell'ufficio Webscape solutions :) Ho anch'io un blog e volevo iscrivermi al tuo tramite Google Friend Connected, ma ho visto che non l'hai abilitato al tuo blog, è comodo per altre blogger che vogliono iscriversi al tuo blog e per rendere più visibile il tuo...
    Se passi sul mio blog lo vedi sulla colonna di destra... ^_^

    http://lastmakeup.blogspot.com

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Erica,
      grazie mille per l'info.... Ci guardo presto!

      Elimina
  2. Ciao Isa, sono Giorgia, una mamma e una educatrice di nido,e da ormai ben 12 anni rivivo l'inserimento al nido, per me accogliere un bambino significa anche accogliere la Famiglia, in questo contesto è quindi centrale l’attenzione per la realtà delle famiglie, considerate da noi come educatori, una “risorsa”, perché la famiglia costituisce l’ambiente più significativo per lo sviluppo dei bambini, in particolare per le relazioni che vi si creano e che influenzano profondamente il processo di costruzione dell’identità.

    Nel ripensare ai gesti di cura ogni anno ci chiediamo, nonostante l'esperienza passata,come accogliere e “prenderci cura” delle mamme che una volta salutato il proprio bambino vengono attraversate da emozioni intense, dolorose, complesse ed ambivalenti (esempi riportati :paura che l’educatore non sappia cogliere i messaggi del proprio bambino, il timore di essere sostituiti e di non assistere a tutte le piccole /grandi conquiste raggiunte dal proprio bambino in fase di crescita).Tante le stategie messe in atto, la disposizione degi arredi, gli oggetti selezionati e proposti , la scelta dei luoghi di esplorazione sono oggetto di riflessioni tra noi educatori allo scopo di generare un benessere psicologico, un senso di familiarità ed appartenenza, un gusto estetico e un piacere dell’abitare, che sono per noi premesse e condizioni primarie per accogliere con cura.
    Vi raccolgo in un delicato abbraccio...voi mamme che state inserendo il vostro cucciolo al nido...sarà un bellissima occasione di crescita per tutti noi...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. grazie Giorgia, mi hai fatto piangere tanto :)
      ed ora sono un po' più leggera...

      Elimina
  3. Ciao a tutte!
    Mi chiamo Giulia e sono mamma di Gabriele che ha appena compiuto 2 anni ed iniziato la sezione primavera.

    Isabella mi ha fatto una domanda in privato alla quale mi piacerebbe rispondere qui, per rompere un po' il ghiaccio e condividere la riflessione che la sua domanda ha generato.

    La domanda (direi fatidica) è questa: "secondo te come ha fatto Gabriele a fare il passaggio ed ad ambientarsi all'asilo?"

    Ci ho pensato e poi le ho risposto che a questa domanda forse potrebbe rispondere solo Gabriele.
    Cosa voglio dire con questo? Che penso che sia stato un processo molto personale, anche se noi, ovviamente, abbiamo cercato di facilitarlo il più possibile..
    Ma come ci sia riuscito è difficile a dirsi.
    Io credo che Gabriele abbia attinto alle sue risorse interiori, con un'intensità forse mai prodotta prima, e abbia dato risposta a ciò che stava succedendo.
    Poi ha certamente trovato nuovi riferimenti fisici ed emotivi a cui appoggiarsi (la maestra e i compagni) e ci ha dato fiducia!
    Ha iniziato a confrontarsi con profondità ad un'idea enorme (perchè astratta!) e per noi scontata: il tempo. Se mamma e papà spariscono non vanno via per sempre, poi tornano, c'è una ciclicità che ha iniziato a percepire e, riconoscendola, lo ha rassicurato.
    Sui metodi che un genitore può utilizzare in questi casi per facilitare il passaggio penso ci sia uno spazio infinito di possibilità, ma non credo che sia facile generalizzare e che sia il bambino a dare dei suggerimenti. Ad esempio Gabriele ha cambiato comportamento in casa, richiedendomi un'attenzione speciale, che prima non richiedeva.
    Io l'ho assecondato cercando così di fortificare il clima di affetto e fiducia reciproco. Poi ho coinvolto il papà chiedendogli di accompagnarlo a scuola dopo il primo periodo di inserimento e questo cambiamento, nel mio caso, è stato molto utile perchè ha sostenuto Gabriele nel processo di distacco dalla figura principale (di attaccamento) e cioè io, la mamma.
    Ma, come ho già detto, ogni bambino è diverso e il lavoro che, secondo me, una madre e un padre possono fare deve focalizzarsi sulla crescita della sensibilità e dell'empatia verso il proprio figlio e il proprio compagno. Certamente, posso dirlo con chiarezza, è un lavoro d'insieme!
    Grazie

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie di cuore, questa tua condivisione è davvero preziosa per me e per chiunque arriverà su questa pagina in cerca di un confronto...

      Elimina

i tuoi commenti danno senso al mio blog, grazie!

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...