giovedì 17 gennaio 2013

smettere di allattare


Quasi senza dirmelo, all'alba dei due anni della nostra Fagottona, il 12 gennaio, ho smesso di allattarla... 

In questo lungo periodo di allattamento, che mi porto nel cuore come una delle esperienze più belle della mia vita, ho spesso cercato di immaginarmi come sarebbe stato smettere di allattare e devo dire che temevo un po' questo momento, sia per me che per la cucciola: avevo paura di dover supportare (non sopportare!) lunghi pianti strazianti, di non sapere come gestire alcuni dei suoi bisogni primari (ad es. l'addormentamento e la fame del primo risveglio mattutino), temevo periodi post-tetta di grande nervosismo e agitazione.


Molte mie amiche hanno smesso di allattare da un giorno all'altro, una mattina si sono sentite pronte e hanno trovato una buona motivazione in loro: in poco tempo e senza grandi tragedie la trasformazione era fatta.

Io però non me la sono sentita di fare così, in realtà intimamente speravo che lei stessa decidesse a un certo punto di non volere più la "titta", ma fondamentalmente non volevo nemmeno continuare troppo a lungo ad allattarla: quando mi sono accorta che il seno stava diventando un bisogno che andava a compensare molte sue esigenze di vario tipo, impedendole di attivare delle risorse interiori (e quindi di crescere), ho iniziato a diminuire la frequenza delle poppate.
Ho diminuito sempre più, sempre più, sempre più, in modo molto graduale e cercando di ascoltare davvero le sue richieste: a volte non avrei voluto dargliela ma l'ho fatto, altre volte sarebbe stato molto più semplice allattarla, ma ho resistito e l'ho lasciata senza.

Negli ultimi sei mesi l'allattavo solo per la nanna, e due mesi fa circa ho iniziato a fare così: prima un po' di titta e poi nanna senza... andava abbastanza bene, così bene che è diventato normale addormentarsi senza, sempre più naturale.

Poi, durante le vacanze in montagna ho iniziato a raccontarle qualcosa per prepararla al distacco, la cosa migliore che mi è venuta in mente (ovvero quello che mi sembrava di poterle dire in modo coerente per come sono io e per come è lei) è stata che il latte (come la sapienza) è presente in una quantità ben definita nel mondo e che noi ne avevamo usufruito per molto tempo ed era stato molto bello, ma ora c'erano altri bimbi ed altre mamme che ne avevano bisogno. Le ho chiesto se era d'accordo di smettere e lei era favorevole.

Nelle due settimane seguenti abbiamo fatto tutto, ed in realtà c'è stato un solo momento difficile, un pomeriggio in cui LuciaEva non riusciva ad addormentarsi ed ha pianto molto (senza disperarsi, ma con grande dolore) e dicendomi "Cia dole la titta" (Lucia vuole la tetta): è stato il nostro momento di lutto condiviso.

Ora va molto bene, mi sembra che sia iniziata una nuova era e sento che abbiamo fatto un importante passaggio di crescita.



1 commento:

  1. Ho allattato mio figlio per 18 mesi. Ad un certo punto ho deciso che quello sarebbe stato il tempo limite e, sebbene già dopo i 12 mesi era diventato per me abbastanza pesante, ho continuato verso il mio obiettivo, sicura dei benefici che gli avrei assicurato. Dico "pesante" perchè dalla nascita il mio gigantone (nato grandissimo, oltre 4 kg e lungo 54 cm) poppava moltissimo, tanto da crescere 500 grammi alla settimana. Con una frequenza di massimo 2 ore, giorno e notte, per i primi 6 mesi. Poi, con le pappe, la frequenza è diminuita, ma solo di giorno, di notte tutto uguale. Inutile dire che fisicamente è stata una bella impresa. Ci vuole letteralmente il fisico, ora ne ho la certezza! A 6 mesi pesava 9,6 kg... A parte questi dettagli, il mio sogno era quello di smettere gradualmente. Purtroppo però, verso i 18 mesi, la frequenza notturna è aumentata vertiginosamente: ogni mezz'ora. Che si stesse rendendo conto che la fine era imminente?? Chissà... Sta di fatto che io ero sull'orlo di un esaurimento psico-fisico. La gradualità a quel punto era improponibile, era urgente smettere, per il bene di tutti. Di giorno diminuire era fattibile, perchè poppava una sola volta prima del pisolino, ma la notte... no. Così ho provato inizialmente spiegandogli che avevo la "bibi" e che la tetta non si poteva più prendere. Niente da fare. Ho applicato allora dei grandi cerotti: lui li strappava via. Un'amica mi aveva consigliato di andare via 3 gg: occhio non vede, cuore non duole, ma io non me la sentivo proprio! Alla fine ho fatto quello che mai avrei pensato, ma che in quel momento era l'unica risposta possibile: mi sono segretamente cosparsa di aglio. In questo modo non avrei più dovuto dirgli di NO, sarebbe stato lui a rendersi conto che non era più gradevole. Ovviamente ha funzionato. Ha pianto, ed è stato il momento più difficile della mia vita. Vedevo in lui il dolore di dover rinunciare e lo sforzo immane nel cercare nuove risposte. La tetta aveva placato tutto per un anno e mezzo, ora occorreva trovare nuove risorse. E così, quando si è addormentato per la prima volta senza tetta, mi sono commossa. Che sofferenza per entrambi! Al terzo giorno era già tutto finito. Io sono stata ferma nella mia posizione, e questo ha reso tutto più semplice. Il papà, che fino a quel momento non aveva potuto sostituire la consolazione che solo la tetta sapeva dare, finalmente aveva preso parte in quella fase così delicata di separazione. Nel tempo mi sono preoccupata di aver dato un condizionamento "negativo" sul seno femminile... ho temuto che da grande avrebbe potuto avere problemi con le quella parte del corpo, così, quando oramai era "disassuefatto", gli ho fatto provare ad annusare il mio seno. Molto facilmente ha ricostruito in sè la rappresentazione che il seno è buono, perchè in effetti lo è stato per così tanto tempo, e ancora oggi, a 3 anni, ama avvicinarsi con gentilezza. Col senno di poi posso dire che il mio allontamento per 3 gg avrebbe semplificato le cose, ma forse solo per me, chi lo può sapere...

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