venerdì 13 settembre 2013

" il rapporto coi bambini" di Luisa de Lorenzo

Sono felice di dirvi che oggi ospitiamo il guest post di una mamma, che mi ha contattato qualche mese fa tramite mail, e con la quale è subito nata una bella condivisione di punti di vista. 
Luisa mi ha proposto di portare sul blog qualche argomento a lei caro e quindi eccola qui: benvenuta Luisa su queste pagine!


Il nostro bambino di 3 anni ha da sempre manifestato una natura estremamente socievole.
Se a qualche mese a casa da solo con me spesso era nervoso, non appena ci trovavamo in una baraonda di gente, si tranquillizzava. Notavamo tutti con stupore che interagiva moltissimo, a suo modo, con le persone. A 9-10 mesi, quando andavamo a fare la spesa e lui stava seduto sul seggiolino del carrello, allungava la mano per accarezzare i bambini più grandi che camminavano vicino a noi... voleva proprio stare a contatto con gli altri! 


Verso i due anni, quando sapeva scorrazzare da solo all'aperto senza cacciarsi nei guai, senza richiedere la mia presenza costante accanto, ho iniziato a stare seduta da parte, osservandolo a distanza. Non solo si avvicinava agli altri bambini sconosciuti, ma iniziava lui stesso a parlare con loro, proponendo un gioco o chiedendo di potersi inserire in quello da loro già avviato. Siamo sicuramente fortunati, fino ad ora non abbiamo mai dovuto aiutarlo a fare amicizia. 
Inizialmente era molto propenso a dare baci e abbracci a tutti i bambini, ma questo modo di manifestare la sua affettività non è mai stato molto apprezzato dagli altri bambini, e così lui ha imparato nel tempo a contenere e selezionare le sue manifestazioni, riservandole ad alcuni situazioni, ricambiate.

La sua modalità di relazione è molto dolce e disponibile e aumentando le occasioni di gioco al parco o in cortile, mi sono accorta molto presto che gli altri bambini, di solito più grandi, a volte potevano proporre comportamenti "negativi". Questa cosa mi ha molto preoccupato, perchè temevo che mio figlio ne potesse soffrire e non riuscisse a darsi una spiegazione. Attonito mi domandava "perché?".
Perché gli altri bambini a volte si comportano così? Bella domanda! A lui ho semplicemente detto che le persone hanno modi di fare differenti, e che a volte può succedere che alcuni si comportino così. Il problema è nato quando mio figlio è stato oggetto di gesti più aggressivi, spinte o altro. Lo so, tra bambini capita, ma come gestirlo e spiegarlo??

Lo ammetto: a me viene da intervenire subito. Diciamo che aspetto qualche secondo, e se vedo che mio figlio non reagisce, intervengo io, spiegando in generale e in maniera neutra che "non si spinge". Qualche volta è capitato che finisse con le lacrime (sempre di mio figlio - lui, almeno per ora, non picchia) e che lui corresse da me per essere consolato e difeso. Ho osservato che per lui è rincuorante e tranquillizzante la mia rassicurazione sul fatto che 'non bisogna picchiare'. Poi lo accompagno dal bambino che lo ha fatto e insieme gli diciamo che non si fa. Qualche volta lo ha fatto da solo. Insomma: gli stiamo insegnando delle regole di vita sociale che però lui vede trasgredire dagli altri.
Ma mi domando se sia la cosa più giusta. So che secondo alcune scuole di pensiero non bisognerebbe intervenire, lasciando che siano i bambini a risolversela da soli. Ma se vedo che mio figlio "subisce" un comportamento aggressivo, non ce la faccio proprio a lasciarlo così! Voglio trasmettergli fin da ora l'idea che lui ha valore, che deve avere rispetto di sè e degli altri e affermare questo valore con giustizia e coraggio. Non riesco a lasciar passare certi comportamenti... Mi chiedo anche se tutta questa educazione alla non violenza, non lo renda più vulnerabile. Lui non reagisce se gli fanno del male... Certo, se c'è da contendersi un gioco, tira dalla sua parte e si fa valere, ma non ha mai picchiato nessuno per ora, neppure dato una spinta. Chissà  alla scuola dell'infanzia! Inizierà tra pochi giorni, so che imparerà in qualche modo, ma vorrei chiedere anche a voi come gestite questo tema.

3 commenti:

  1. Io personalmente posso dirti come vorrei gestirlo (il vorrei è perché non sempre mi riesce!): vorrei poter stare in disparte (a meno che non ci sia una situazione importante da gestire, e per importante intendo con dolore fisico o con "rivali" fuori misura), perché fin da subito mi sono accorta che quando è il momento di contendersi un gioco mia figlia guarda me in cerca di aiuto e invece secondo me è importante che lei (fin da ora) possa imparare ad attingere alle sue risorse e non a dipendere da qualcuno per far valere se stessa.

    Questa è la teoria, la pratica meriterebbe un altro intero post ;)

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  2. Sulla contesa dei giochi sono d'accordo, il problema nasce quando il "gioco si fa duro" e si alzano le mani... per "comportamenti negativi" intendevo spinte e altri gesti aggressivi, come il picchiare. A volte gestisce da solo tutto questo, ma altre ne rimane talmente turbato da scappare piangendo e a quel punto sento di dover intervenire! Come farlo al meglio?

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    Risposte
    1. Be' in generale penso che comunque quando nostro figlio ha bisogno di noi, noi DOBBIAMO esserci!

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i tuoi commenti danno senso al mio blog, grazie!

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