venerdì 28 febbraio 2014

parole, parole, parole!!!






Qualche tempo fa parlando con la Fagottona (che ora ha 3 anni) le raccontavo le sue prime "parole" e le ho detto che per dire acqua diceva "ta" e lei mi ha detto "no mamma, dicevo tazza"!!! 
Ed ecco che mi ha dimostrato che davvero ogni loro suono ha un senso!


L'altro giorno invece mi ha sorpresa con questo dialogo:
Io: "cosa stavi facendo di nascosto?"
Lei: "la cera"
Io: "ah, ma la stavi mangiando?"
Lei: "no mamma, bricioline"
Io: "ma lo sai che a me non mi piace tanto che tu faccia le bricioline?"
Lei: "eh mamma... Ma tu non mi vedevi!"

Di certo anche qui non fa una piega ;)

Bene, detto questo, credo che chiuderò il blog, o almeno, è molto probabile che ciò accada... Scusatemi se me ne esco così, senza capo né coda, ma è già da qualche mese che mi sento un po' in crisi, stretta tra il senso di dover esserci e la poca motivazione... faccio fatica a restare collegata agli altri blog, che ho sempre seguito con passione, ed anche quando desidero troppo condividere qualcosa ci metto una vita a decidermi a farlo.
Forse non mi è più chiaro perché scrivo, e probabilmente è anche un po' normale che ciò accada: ciò che non cresce, deperisce...

Forse sono solo parole, parole, parole... ma sento che sto un po' perdendo il senso e non posso pensare di fare oltre.

Tra l'altro a dire il vero nella mia vita stanno accadendo cose belle ed importanti, che non so se si concretizzeranno facilmente, ma almeno nascono dei progetti, idee e desideri che, da dopo la nascita della mia piccolina si erano come fatti da parte, per lasciare il posto alla maternità bellissima.

Quindi non lo so, per ora mi fermo qui, ed anche se non escludo di tornarci in futuro, sento comunque di aver bisogno di mettere un piccolo punto, per non lasciare che tutte queste parole sfumino in un meraviglioso nulla.

Un abbraccio e un grazie forte a tutti coloro che sono stati a trovarmi su queste pagine!

lunedì 24 febbraio 2014

una questione di tempo


In questi giorni spesso mi ritrovo a riflettere su questo: è tutta una questione di tempo (lo so) e non parlo del tempo esteriore, quello che viene dettato dalla società, dalle abitudini e dalle cose da fare, ma parlo del tempo interiore, quello che mia figlia da quando è nata sta cercando (senza saperlo) di insegnarmi.

Un esempio classico è questo: dobbiamo uscire, entro le 9 massimo dobbiamo assolutamente essere fuori di casa sennò non arriviamo in tempo al nido e lei, mentre io le infilo a forza giacca e scarpe, mi salta addosso per giocare, si gira a fare altro, decide che assolutamente senza quella determinata cosa (che non ho idea di dove possa essere) lei non può uscire di casa.

Ed io? Io sclero!!! Ebbene si, io che parto già da uno stato d'ansia perché le cose da fare sono sempre più di quelle che il tempo ci concede, invece che "essere lì con lei qui ed ora", grido come il Bianconiglio impazzito: "è tardi! è tardi!".
Risultato: io mi stresso e la stresso, lei comunque non capisce, e ovviamente continua a non collaborare.

Insomma, ma come si fa a far quadrare il cerchio?
Come è possibile far si che lei capisca le esigenze del mio tempo ed io accetti e soddisfi il suo?

Perché alla fine lo so che comunque di solito l'ho vinta io, ma in tutto questo strattonarsi l'un l'altra nel proprio mondo sto cercando di vedere dov'è l'aspetto educativo ed invece vedo solo un gran condizionamento da parte mia.

Mi spiego meglio, altro esempio sul sonno: un bambino educato con metodo Estivill probabilmente sarà un bambino che dorme tutta la notte di fila, non disturba i genitori, ed anche quando è malato se ne sta buono buono nel suo lettino... certo, poi forse sarà anche un bambino sfiduciato, con difficoltà a comunicare e a fidarsi del mondo, ma questo si vedrà solo in futuro forse, e probabilmente visto che siamo immersi nella società dell'efficienza, forse non si noterà nemmeno poi così tanto la differenza.
Un bambino così, però, così ben ammaestrato in relazione al sonno, non avrà raggiunto la sua autonomia perché ha sviluppato una consapevolezza di sé, ma semplicemente sarà il frutto di un condizionamento efficace.
E l'educazione al sonno invece cos'è?
Come possiamo riuscire a rinunciare almeno in parte ai nostri bisogni ed affidarci al tempo ed ai bisogni dei nostri figli?

Non dormo bene da un mese e mezzo ormai: LuciaEva è felice di avere la sua stanza, ma lei (che non è mai stata una dormigliona) in questo passaggio di autonomia ha ancora più bisogno della mia presenza e ogni volta che si sveglia mi chiama... risultato, io faccio avanti e indietro in media 4 o 5 volte a notte. Ma sono felice così, sono felice che lei sappia che ogni volta che ha bisogno di me io ci sono e che la gioia più grande per me è essere lì per lei.

La stessa cosa vale per le cose da fare: le cose da fare ci sono, sono tante e richiedono un giusto grado di efficacia, ma per una volta posso anche cercare di individuare un tempo un po' più interiore, meno condizionato e condizionante e fregarmene di tutto, perché questo momento con mia figlia, che vuole abbracciarmi e saltarmi addosso invece che infilarsi la giacca, nessuno me lo ridarà indietro e soprattutto nessuno lo renderà a lei.

E tutto sommato, se io sono l'adulto e lei il bambino, non è trasmettendole l'ansia del tempo che le dono un modello positivo a cui affidarsi, ma è mostrandole che posso contenere sia il mio tempo che il suo, posso mediare e armonizzare sia le mie esigenze che le sue, posso essere sia mamma che donna e lasciarle a lei lo spazio sia per dipendere da noi che per sviluppare autonomia ed indipendenza, nel pieno rispetto dei suoi tempi e modi.

giovedì 20 febbraio 2014

piccola intervista...



Tre mesi fa mi è arrivata la mail di Simona, che aveva da poco lanciato il portale CiaoMamme... Simona è una mamma blogger del sito "una mamma in più", che ha avuto questa generosissima idea di dedicare una sezione del sito Ciao Mamme alle mamme blogger, una sezione in cui ci presenta alle sue lettrici con una breve intervista.

Le ho subito risposto con entusiasmo di si, poi mi sono dimenticata a lungo di rispondere (scusami Simona, manco fossi una super manager di una multinazionale), e quando poi mi sono ricordata in un solo mese (sono lenta, lo so!) sono riuscita a passare dalle parole ai fatti!

Ecco ora (ovvero due settimane fa.. l'ho detto, sono lenta!) Simona ha pubblicato la mia intervista e, non ci crederete, ma solo oggi mi sono ricordata di farne un post sul blog (insomma, è un periodo complesso, ed il blog ne risente).

Volevo quindi ringraziare di cuore Simona, e poi invitarvi a leggere il suo blog ed il suo sito (i link sono sopra), oltre che, naturalmente, la mia intervista, che trovate qui.


martedì 4 febbraio 2014

le lettere smerigliate

A un certo punto, ero così affascinata dalle lettere smerigliate, che ho pensato di prenderle alla mia bimba...

Inizialmente il suo interesse è stato pari a zero, quindi io non l'ho assolutamente forzata, ed ho semplicemente lasciato che questo strumento rimanesse a sua disposizione su uno scaffale. Poi lei ha iniziato a giocarci a modo suo (cosa che le ho lasciato assolutamente fare) e quando mi sono accorta che potevo "inserirmi" ho iniziato a mostrargliele.


Da una volta all'altra sono passati giorni (a volte anche mesi!) finché non mi è sembrato che il suo interesse e la familiarità verso l'oggetto divenissero maggiori.

Le lettere restano a sua disposizione, e quando lei desidera giocarci le prendiamo, non voglio ottenere nulla di speciale dalla mia bambina, ma semplicemente mettere a disposizione per lei degli oggetti che la sostengano nei suoi interessi e nelle sue passioni, permettendole di affinare le sue abilità e competenze.

Qui sotto vi riporto i miei appunti sulla lezione che ho ricevuto, sperando possano essere utili a chi ne è interessato.

Lo studio delle lettere per la Montessori inizia dai 3 anni e mezzo e parte con le vocali, che vengono usate per prime perché hanno un suono puro, mentre le consonanti devono essere accostate ad una vocale per  avere un suono buono da poter sentire.

Posso presentare l'attività mostrando la prima vocale: con la mano sinistra tengo ferma la lettera e con due dita della mano destra (indice e medio) la percorro seguendo il medesimo movimento che farei per scriverla e pronunciandone il nome (ovvero emettendo il suo suono); prendo  poi una seconda lettera e ripeto l'esercizio.

A questo punto eseguo la lezione dei tre tempi (di cui ho parlato qui), ovvero, dopo aver definito il nome corretto di entrambe le lettere, chiedo al bambino di porgermene prima una e poi l'altra e successivamente le mischio e chiedo "come si chiama questa? e questa?".

Dopo qualche giorno ripresento le stesse lettere.
Ogni volta posso presentare tre lettere alla volta, finché sono conosciute e quando ne aggiungo una nuova tolgo la prima che gli avevo mostrato, tenendone sempre due che conosce.

Dopo aver studiato le vocali posso passare alle consonanti, e dopo un paio di mesi che ho presentato le lettere posso associare consonanti e vocali.

Studiando le lettere con i nostri bimbi scopriremo che non è necessario che gliele insegniamo tutte, dopo averne viste una decina loro iniziano ad apprenderle da soli.

P.S.
Nell'immagine che potete vedere stiamo studiando contemporaneamente il corsivo e lo stampatello, questa è stata una mia scelta (di prendere entrambi i caratteri), ed il fatto di presentarle insieme mi è stato suggerito dalla straordinaria donna che mi ha mostrato come usarle.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...