lunedì 24 febbraio 2014

una questione di tempo


In questi giorni spesso mi ritrovo a riflettere su questo: è tutta una questione di tempo (lo so) e non parlo del tempo esteriore, quello che viene dettato dalla società, dalle abitudini e dalle cose da fare, ma parlo del tempo interiore, quello che mia figlia da quando è nata sta cercando (senza saperlo) di insegnarmi.

Un esempio classico è questo: dobbiamo uscire, entro le 9 massimo dobbiamo assolutamente essere fuori di casa sennò non arriviamo in tempo al nido e lei, mentre io le infilo a forza giacca e scarpe, mi salta addosso per giocare, si gira a fare altro, decide che assolutamente senza quella determinata cosa (che non ho idea di dove possa essere) lei non può uscire di casa.

Ed io? Io sclero!!! Ebbene si, io che parto già da uno stato d'ansia perché le cose da fare sono sempre più di quelle che il tempo ci concede, invece che "essere lì con lei qui ed ora", grido come il Bianconiglio impazzito: "è tardi! è tardi!".
Risultato: io mi stresso e la stresso, lei comunque non capisce, e ovviamente continua a non collaborare.

Insomma, ma come si fa a far quadrare il cerchio?
Come è possibile far si che lei capisca le esigenze del mio tempo ed io accetti e soddisfi il suo?

Perché alla fine lo so che comunque di solito l'ho vinta io, ma in tutto questo strattonarsi l'un l'altra nel proprio mondo sto cercando di vedere dov'è l'aspetto educativo ed invece vedo solo un gran condizionamento da parte mia.

Mi spiego meglio, altro esempio sul sonno: un bambino educato con metodo Estivill probabilmente sarà un bambino che dorme tutta la notte di fila, non disturba i genitori, ed anche quando è malato se ne sta buono buono nel suo lettino... certo, poi forse sarà anche un bambino sfiduciato, con difficoltà a comunicare e a fidarsi del mondo, ma questo si vedrà solo in futuro forse, e probabilmente visto che siamo immersi nella società dell'efficienza, forse non si noterà nemmeno poi così tanto la differenza.
Un bambino così, però, così ben ammaestrato in relazione al sonno, non avrà raggiunto la sua autonomia perché ha sviluppato una consapevolezza di sé, ma semplicemente sarà il frutto di un condizionamento efficace.
E l'educazione al sonno invece cos'è?
Come possiamo riuscire a rinunciare almeno in parte ai nostri bisogni ed affidarci al tempo ed ai bisogni dei nostri figli?

Non dormo bene da un mese e mezzo ormai: LuciaEva è felice di avere la sua stanza, ma lei (che non è mai stata una dormigliona) in questo passaggio di autonomia ha ancora più bisogno della mia presenza e ogni volta che si sveglia mi chiama... risultato, io faccio avanti e indietro in media 4 o 5 volte a notte. Ma sono felice così, sono felice che lei sappia che ogni volta che ha bisogno di me io ci sono e che la gioia più grande per me è essere lì per lei.

La stessa cosa vale per le cose da fare: le cose da fare ci sono, sono tante e richiedono un giusto grado di efficacia, ma per una volta posso anche cercare di individuare un tempo un po' più interiore, meno condizionato e condizionante e fregarmene di tutto, perché questo momento con mia figlia, che vuole abbracciarmi e saltarmi addosso invece che infilarsi la giacca, nessuno me lo ridarà indietro e soprattutto nessuno lo renderà a lei.

E tutto sommato, se io sono l'adulto e lei il bambino, non è trasmettendole l'ansia del tempo che le dono un modello positivo a cui affidarsi, ma è mostrandole che posso contenere sia il mio tempo che il suo, posso mediare e armonizzare sia le mie esigenze che le sue, posso essere sia mamma che donna e lasciarle a lei lo spazio sia per dipendere da noi che per sviluppare autonomia ed indipendenza, nel pieno rispetto dei suoi tempi e modi.

2 commenti:

  1. Isa mio dio com'è cresciuta già
    e che capelli lunghi
    (fai finta ci sia un cuoricino ora qui)
    bacio a voi due

    RispondiElimina

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